Diritti del Lavoratore

Collaborazioni coordinate e continuative

Tra le categorie che la Felsa rappresenta e tutela vi è quella dei collaboratori coordinati e continuativi. Le collaborazioni coordinate e continuative hanno subito diverse modifiche e integrazioni, a seguito delle riforme del lavoro intervenute in questi ultimi anni. La più importante novità è che: “A far data dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. Restano salve : le collaborazioni per le quali gli accordi collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale prevedano discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore. le collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali; le attività prestate nell’esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni le collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I., come individuati e disciplinati dall’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 La nuova Legge, il D.lgs 81/2015 art. 2 ha quindi previsto la abrogazione del D.lgs 276/2003 per la parte che disciplinava la forma contrattuale a progetto a partire dal 25/6/2015 ma ha reso di nuovo possibile la stipula delle collaborazioni coordinate e continuative ai sensi degli articolo 409 cpc e 2222 e susseguenti del codice civile senza l’individuazione di alcun progetto Il problema irrisolto che le collaborazioni hanno in comune con tutte le altre forme del lavoro atipico, resta soprattutto quello del loro uso distorto. Quell’uso cioè che mira ad utilizzare il contratto di collaborazione come mezzo per aggirare vincoli e costi del contratto di lavoro subordinato. E’ bene ricordare, infatti, che l’obbligo della subordinazione (tipico appunto del lavoro subordinato) e il contratto di collaborazione coordinata e continuativa non sono compatibili. Un corretto utilizzo di questa forma di lavoro impone, quindi, che un collaboratore sia e resti tale, mantenendo vincoli legati al progetto da portare a termine, ma mantenendo allo stesso tempo, l’autonomia propria di un collaboratore, anche in termini di orari e di svolgimento della prestazione di lavoro fuori da una coordinazione organica con i dipendenti a tempo indeterminato di un’azienda, ad esempio in termini di ferie.

Come fare a capire se sei un “falso collaboratore”?

Devi fare riferimento alle modalità con cui svolgi l’attività lavorativa. Infatti va preliminarmente evidenziato come sia irrilevante il nomen iuris, ossia la denominazione, scelto dalle parti al momento della stipula del contratto. La Cassazione si è espressa ripetutamente nel senso che la qualificazione del rapporto compiuta dalle parti nella iniziale stipulazione del contratto non è determinante stante la idoneità delle parti ad esprimere sia una diversa effettiva volontà contrattuale, sia una diversa e nuova volontà.(Cass. 9521/2010) Elemento tipico che differenzia i due tipi di rapporto subordinato ed autonomo o in collaborazione , è che la subordinazione si estrinseca con (Cassazione 1536/2009): - l’assoggettamento del prestatore di lavoro al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro - l’inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale con prestazione delle energie lavorative corrispondenti all’attività di impresa Considerati questi i criteri principali per l’individuazione del carattere della subordinazione, la giurisprudenza ha elaborato anche altri criteri sussidiari idonei, nel caso in cui i criteri principali non fossero sufficienti, a far considerare subordinata una prestazione lavorativa, ossia: - la continuità e la durata del rapporto le modalità di erogazione del compenso la regolamentazione dell’orario di lavoro la presenza di una pur minima organizzazione imprenditoriale la sussistenza di un potere di autorganizzazione in capo al prestatore Devi tenere ben presente che se sei vittima di un contratto di collaborazione “fasullo” in realtà, molto probabilmente, ti stanno togliendo o ti hanno tolto una serie di diritti che ti riconoscono la legge e la contrattazione collettiva e puoi attivarti per recuperare quanto ti è stato tolto. Verifica presso le sedi felsacompila questo format per verificare la regolarità del tuo contratto e rivolgiti ad una sede della FeLSA CISL.